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Un quadro a tinte fosche di emergenze ambientali

A Padova esiste da anni un inceneritore gestito da Acegas Aps (ex Amniup), per il quale è stata richiesta la costruzione di una nuova linea, che porterà ad una sostanziale triplicazione della capacità attuale di incenerimento. Questo contrasta con la dichiarata volontà politica di incrementare la raccolta differenziata e il riciclo dei materiali: se veramente questa politica fosse perseguita coerentemente non si dovrebbe verificare un incremento della necessità di combustione dei rifiuti. Gli studi attualmente in corso stanno dimostrando la pericolosità delle combustioni ad alte temperature in tema di produzione di polveri ultrasottili (PM 2,5, PM 1, PM 0,1...) e di impatti di queste sulla salute in tema di tromboembolie, teratogenesi, metastasi ed altro.

Oltretutto solo la settimana scorsa è stata annunciata l'entrata in servizio di una centralina di rilevazione mobile della Arpa del Veneto per Padova in grado di monitorare i PM 2,5 (ma non le polveri più sottili di tale dimensione...), il che indica che non sono state finora condotte rilevazioni sull'argomento.

Inoltre studi condotti su incarico della Regione hanno dimostrato correlazioni tra inceneritori e produzione di diossine e patologie, come pure è risultato da studi epidemiologici condotti in Francia.

E' recente anche la notizia dello stop imposto dalla magistratura all'inceneritore di Trieste a causa della produzione di diossine: si ricorda che tali sostanze si pongono tra le 3 più velenose per l'essere umano, e che l'impianto di Trieste gestito dalla stessa società di quello di Padova è stato di recente rinnovato e dotato, a detta dei gestori, delle migliori tecnologie disponibili...

Inoltre gli inceneritori non eliminano i rifiuti: di questo ne sono ben consapevoli anche i gestori di quello di Padova, che infatti si sono fatti autorizzare a conferire le ceneri al Lotto A della discarica di Roncajette-Casalserugo, in ragione di 300.000 mc come parte del piano di risanamento della stessa, considerandoli rifiuti non speciali...

Tale piano sembrerebbe fortunatamente superato dalla sentenza del Tribunale di Padova che ha condannato in sede penale in primo grado per l'inquinamento cagionato dalla stessa che si è esteso fino alla Laguna Veneta, tramite il percolamento: si è comunque in attesa del dispositivo della sentenza con le prescrizioni impartite dai giudici per la bonifica della discarica, la cui imposizione fa parte del dispositivo della sentenza.

Sui giornali è stato riportato che l'intenzione espressa dai gestori della discarica, attualmente chiusa per il lotto considerato, sarebbe quella di sfruttare la riduzione dei volumi dei rifiuti causata dal percolato che fuoriesce (e che dovrebbe auspicabilmente venire raccolto) per conferire ulteriori rifiuti secchi e imballaggi (anziché operare per la progressiva eliminazione degli stessi...), e questo per poter pagare gli enormi costi di messa in sicurezza.

Nel frattempo non passa giorno senza che venga rilevato un caso di gestione a dir poco disinvolta dei rifiuti speciali: la maggior parte delle opere pubbliche recenti hanno visto la scoperta dell'illegale utilizzo di rifiuti speciali di origine industriale nel materiale di costruzione: basti pensare i casi della Nuova Statale del Santo o del Cavalcavia Camerini.

Se il fatto che tali casi di inquinamento vengano scoperti è indubbiamente positivo, è assai preoccupante che i controlli che dovrebbero essere effettuati preventivamente mostrino così rilevanti e ripetute falle.

A questo quadro a tinte fosche di emergenze ambientali, già allarmante di per sé, si aggiungono ulteriori notizie in zone a noi molto vicine: per tacere di Porto Marghera, basti pensare al progetto di conversione a carbone della centrale termoelettrica Polesine Camerini di Porto Tolle, sita al centro del Parco del Delta del Po, o ai casi dell'inquinamento della zincheria di Tezze sul Brenta o di San Pietro di Rosà.

Scritta il: 16-Jan-08 01:09 Autore: Default admin account
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Introduzione alla bioedilizia: Abitare secondo natura

Nei paesi di lingua anglosassone hanno chiamato sick building sindrome, la serie di disturbi (allergie,mal di testa,iperattività,malessere generale) sempre più diffusi tra coloro che vivono o lavorano in edifici e case malsane (tuttavia va detto che uno studio epidemiologico inglese dell'Aprile 2003 concluse che tali sintomi sono risultati essere più riconducibili allo stress).

Quando si pensa a edifici poco idonei vengono subito in mente le bidonville di alcune metropoli sud americane o le tristi baraccopoli post-terremoto di alcune zone italiane,ma purtroppo non è sempre così:"Meraviglierà sapere-spiega il geopatologo Umberto Cerri -che le case malsane in questione non sono tuguri con poca luce e grondanti d'umidità bensì costruzioni nuove o ristrutturate di recente,oppure edifici tirati su in questi ultimi quarant'anni con materiali a basso costo e,di sicuro,senza tener conto della natura del terreno e della radioattività naturale o riflessa".

 

bioedilizia

Non si tratta qui di fare dell'allarmismo ingiustificato,a trasformare in un ambiente poco salutare interi stabili,villini progettati da architetti di grido e perfino vecchie coloniche rimesse a nuovo sono - secondo Attilio Speciani,specialista in Allergologia e Immunologia Clinica - in primo luogo i prodotti derivanti dalla combustione (fornelli,stufe, scaldabagno,ecc.), il fumo di sigaretta,i vapori di sostanze emesse dai materiali di costruzione e arredamento (pannellature di legno contenenti formaldeide; vernici e pitture con piombo e solventi tossici;materiali edilizi realizzati con scarti da altoforno ricchi di radon;tegole, piastrelle e pannelli antincendio contenenti amianto;ecc.), le polveri ricche di acari, le radiazioni elettromagnetiche prodotte dagli elettrodomestici e dagli impianti elettrici e il radon(gas inerte che proviene dal sottosuolo). Si tratta di fonti d'inquinamento assai eterogenee, alcune delle quali possono essere combattute con efficacia applicando semplici norme igieniche e soprattutto ripristinando una vecchia quanto efficace abitudine: arieggiare il più frequentemente possibile la casa.

Certo,in molte strade delle nostre città i rumori e gli effluvi provenienti dal traffico automobilistico nelle ore di punta fanno sorgere seri dubbi sulla validità del ricambio d'aria,ma anche in questi casi bisogna trovare il modo di aprire frequentemente le finestre,magari sfruttando le prime ore del mattino,quando il traffico è meno intenso.

Più difficile è tener testa alle fonti invisibili dell'inquinamento domestico,vale a dire le radiazioni elettromagnetiche,le esalazioni di vapori nocivi da parte dei materiali di costruzione e d'arredamento.

La maniera più efficace per ridurre al minimo i rischi dell'inquinamento indoor è quella di ripensare profondamente i criteri con cui sono realizzate le abitazioni e i materiali per l'arredamento,eliminando o quanto meno riducendo le fonti di polluzione domestica.

L'obiettivo è arrivare a concepire l'edificio non come un cubo di mattoni e cemento privo di vita,ma come una 'terza pelle' che come tale intesse una relazione intima e profonda con gli esseri viventi con cui è correlata.

Scritta il: 16-Jan-08 01:03 Autore: Default admin account
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Conferenza Montanari - Salvador

Il giorno 18 gennaio, si è tenuta a Padova, presso il piccolo teatro in via Asolo 2, una conferenza che parlava dei pericoli derivanti dalle polveri sottili pm2,5 e nanoparticelle che sono presenti nell'aria della nostra città.

Il Dottor Montanari, Direttore scientifico di Nanodiagnostics di Modena, esperto di nanopatologie (malattie legate alle micro e nanoparticelle prodotte da: incenerimento di rifiuti, combustioni, fusioni ed esplosioni) ha illustrato in modo molto chiaro i risultati di uno studio condotto dalla moglie, la Dottoressa Antonietta M. Gatti, Fisico e Bioingegnerie, Direttore Scientifico del Laboratorio di Biomateriali dell'Università di Studi di Modena e Reggio Emilia.

Da questo studio sono emersi dati sconcertanti riguardanti in particolare la correlazione tra le nanoparticelle e la salute umana.

Queste nanoparticelle sono semplicemente delle particelle di natura varia che hanno dimensioni che possono oscillare tra il centomillesimo e il miliardesimo di metro. Sono così piccole che entrano nel nostro organismo tramite la respirazione, o tramite l'ingestione di cibo e si depositano (come dimostrato dalle diapositive del Dott. Montanari) nel sangue o peggio ancora all'interno dei nuclei delle cellule. In questo stadio possono procurare forti danni al nostro organismo procurando pure cancro ed altre patologie irreversibili.

Il Dottor Montanari si è soffermato soprattutto sugli inceneritori visto che questi emettono un gran numero di nanoparticelle nell'aria. Ha ricordato che, come diceva Lavoisier parecchi anni addietro: "nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma", svelando così la grande "magia" che ci vogliono propinare con gli inceneritori secondo la quale farebbero sparire i rifiuti.

L'inceneritore non elimina i rifiuti ma li trasforma in ceneri tossiche che alla fine del processo devono essere stoccate in discariche speciali.

Alla conferenza ha partecipato anche il Dottor Salvador che ha mostrato dati e grafici molto esplicativi riguardanti la raccolta rifiuti sul nostro territorio, mettendo in mostra i comuni da prendere come esempio e quelli da considerare come maglie nere della lista.

La conferenza è stata anche un motivo per raccogliere i fondi necessari al finanziamento di un nuovo microscopio ai due ricercatori, visto che quello che usavano in precedenza era stato sottratto, smontato e stoccato in un magazzino.

A fine serata sono stati raccolti 1415 euro destinati al finanziamento del nuovo microscopio e sono stati distribuiti dvd della conferenza come copia da fare girare a chi non era potuto intervenire quella sera.

È notizia di pochi giorni fa che siamo riusciti a raggiungere la quota del microscopio, dunque la ricerca può ripartire e questo grazie a tutti coloro che hanno contribuito a questa iniziativa.

Scritta il: 16-Jan-08 00:58 Autore: Default admin account
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Conferenza Montanari 18 Gennaio 2007

Il 18 Gennaio 2007 alle ore 21.00 il Dott. Stefano Montanari sarà a Padova, al Piccolo Teatro di via Asolo 2 (Zona Armistizio), per fare il punto sulle sue ricerche a proposito delle cosiddette "nanopolveri".

 Noi siamo ormai abituati a sentire parlare di polveri sottili, identificate con i PM10, quelli per cui ogni tanto dobbiamo lasciare a casa l'automobile costringendoci alle "domeniche ecologiche".

 In realtà questo termine comprende tutto il Particolato, cioè tutte le polveri emesse, non solo quelle con un diametro di 10 micron (0,001 mm) come appunto i pm10, ma anche quelle più sottili: ci sono infatti particelle molto più piccole (PM2,5 - PM1 - PM0,5 - PM0,1 micron) prodotte nella combustione ad alte temperature.

Stefano Montanari Queste sono molto più leggere, quindi facilmente trasportate dai venti per settimane, anche a migliaia di km di distanza (non si spiegherebbe diversamente la loro presenza in Groenlandia).

Ciò significa che dobbiamo preoccuparci per l'aria che respiriamo, ma anche per i i cibi che mangiamo, vista la loro presenza sulle coltivazioni.

Le nanoparticelle (a differenza dei PM10 che si fermano a livello bronchiale) possono penetrare nelle cellule del nostro organismo, raggiungere i loro nuclei e modificarle, potendo in questo modo causare terribili malattie come la leucemia ed altri tumori e provocare persino malformazioni nei nascituri.

È importante sapere che non esiste nessun filtro in grado di fermarle. Anzi molti filtri per combattere i meno nocivi PM10 non fanno altro che renderli ancor più sottili. Ciò sembrava una valida soluzione. Il risultato invece è stato quello rendere impossibile il loro rilevamento con gli attuali strumenti ed aumentare il pericolo alla nostra salute. È proprio in questo che consiste, ad esempio, l'inganno dei filtri antiparticolato montati su alcune automobili, di cui si parla in questo periodo (Euro4). Essi infatti "trattengono" i PM10 per poi disgregarli in PM2,5 e liberarli nell'atmosfera. Da ogni PM10 "nascono" 64 PM2,5 ... 1000 PM1 ... un milione di PM0,1!

E qui le dimensioni contano davvero: più piccole sono le particelle più danni possono fare.

Quali soluzioni adottare?

Da quanto detto c'è un solo sistema: non produrle o, quanto meno, ridurre al massimo la loro produzione.

Uno dei luoghi di produzione di questi microscopici killer sono gli inceneritori nei quali le temperature raggiungono valori ben superiori a 1000 gradi. Certo non sono i soli (anche il traffico ne produce, non c'è dubbio), ma attorno ad essi c'è un mondo di falsa informazione e di speculazione che ricade direttamente sulla pelle dei cittadini, un mondo che va denunciato senza mezzi termini.

Gli inceneritori sono un grande affare economico per chi li costruisce e li gestisce, ma non perché siano economicamente efficienti: se non li pagassimo noi, con le nostre tasse, nessuno si sognerebbe di costruire inceneritori per "produrre" energia.

Cosa significa questo?

Innanzitutto è necessario sapere che l'Italia è l'unico paese al mondo che considera l'energia prodotta con i rifiuti uguale a quella solare, eolica, geotermica. E' semplice capire, ad esempio, che la plastica (derivata dal petrolio) non può essere considerata una "fonte rinnovabile". Eppure lo Stato, anziché limitare l'energia così prodotta, perché inquinante e pericolosa, la sovvenziona con i nostri soldi attraverso il meccanismo dei certificati verdi e dei CIP6. Cioè noi paghiamo ogni mese, con la bolletta ENEL, una "tassa" che dovrebbe essere utile ad incentivare le fonti energetiche rinnovabili e non inquinanti, e che invece va direttamente nelle tasche dei produttori di energia altamente inquinante e dannosa pagando così tre volte l'energia che ci viene fornita ...

Un'ultima notizia: sapevate che il modo in cui vengono utilizzati gli inceneritori fa sì che tutta la fatica che i cittadini fanno per separare la carta dal vetro e dalla plastica serve solo a facilitare i "signori" dell'incenerimento?

Infatti questo tipo di raccolta differenziata serve soltanto a separare e preparare i rifiuti che verranno poi bruciati in base alle temperature da raggiungere. Sarebbe invece opportuno diminuire il materiale da bruciare ed incentivare il riciclo.

Insomma è proprio il caso di dire: oltre al danno, anche la beffa!

Di tutti questi aspetti, e di

molti altri, discuteremo il 18 Gennaio, oltre che con il dott. Montanari, anche con il dott. Gianluigi Salvador, esperto del WWF per la sezione "Rifiuti ed Energia".


Conferenza Montanari Volantino

Conferenza Montanari Volantino
Scritta il: 16-Jan-08 00:44 Autore: Default admin account
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