C'è un uomo nudo in casa
Domenica 18 e lunedì 19 Maggio ore 21:00
Palazzo del turismo (Montegrotto Terme)
Un quadro a tinte fosche di emergenze ambientali
A Padova esiste da anni un inceneritore gestito da Acegas Aps (ex Amniup), per il quale è stata richiesta la costruzione di una nuova linea, che porterà ad una sostanziale triplicazione della capacità attuale di incenerimento. Questo contrasta con la dichiarata volontà politica di incrementare la raccolta differenziata e il riciclo dei materiali: se veramente questa politica fosse perseguita coerentemente non si dovrebbe verificare un incremento della necessità di combustione dei rifiuti. Gli studi attualmente in corso stanno dimostrando la pericolosità delle combustioni ad alte temperature in tema di produzione di polveri ultrasottili (PM 2,5, PM 1, PM 0,1...) e di impatti di queste sulla salute in tema di tromboembolie, teratogenesi, metastasi ed altro.
Oltretutto solo la settimana scorsa è stata annunciata l'entrata in servizio di una centralina di rilevazione mobile della Arpa del Veneto per Padova in grado di monitorare i PM 2,5 (ma non le polveri più sottili di tale dimensione...), il che indica che non sono state finora condotte rilevazioni sull'argomento.
Inoltre studi condotti su incarico della Regione hanno dimostrato correlazioni tra inceneritori e produzione di diossine e patologie, come pure è risultato da studi epidemiologici condotti in Francia.
E' recente anche la notizia dello stop imposto dalla magistratura all'inceneritore di Trieste a causa della produzione di diossine: si ricorda che tali sostanze si pongono tra le 3 più velenose per l'essere umano, e che l'impianto di Trieste gestito dalla stessa società di quello di Padova è stato di recente rinnovato e dotato, a detta dei gestori, delle migliori tecnologie disponibili...
Inoltre gli inceneritori non eliminano i rifiuti: di questo ne sono ben consapevoli anche i gestori di quello di Padova, che infatti si sono fatti autorizzare a conferire le ceneri al Lotto A della discarica di Roncajette-Casalserugo, in ragione di 300.000 mc come parte del piano di risanamento della stessa, considerandoli rifiuti non speciali...
Tale piano sembrerebbe fortunatamente superato dalla sentenza del Tribunale di Padova che ha condannato in sede penale in primo grado per l'inquinamento cagionato dalla stessa che si è esteso fino alla Laguna Veneta, tramite il percolamento: si è comunque in attesa del dispositivo della sentenza con le prescrizioni impartite dai giudici per la bonifica della discarica, la cui imposizione fa parte del dispositivo della sentenza.
Sui giornali è stato riportato che l'intenzione espressa dai gestori della discarica, attualmente chiusa per il lotto considerato, sarebbe quella di sfruttare la riduzione dei volumi dei rifiuti causata dal percolato che fuoriesce (e che dovrebbe auspicabilmente venire raccolto) per conferire ulteriori rifiuti secchi e imballaggi (anziché operare per la progressiva eliminazione degli stessi...), e questo per poter pagare gli enormi costi di messa in sicurezza.
Nel frattempo non passa giorno senza che venga rilevato un caso di gestione a dir poco disinvolta dei rifiuti speciali: la maggior parte delle opere pubbliche recenti hanno visto la scoperta dell'illegale utilizzo di rifiuti speciali di origine industriale nel materiale di costruzione: basti pensare i casi della Nuova Statale del Santo o del Cavalcavia Camerini.
Se il fatto che tali casi di inquinamento vengano scoperti è indubbiamente positivo, è assai preoccupante che i controlli che dovrebbero essere effettuati preventivamente mostrino così rilevanti e ripetute falle.
A questo quadro a tinte fosche di emergenze ambientali, già allarmante di per sé, si aggiungono ulteriori notizie in zone a noi molto vicine: per tacere di Porto Marghera, basti pensare al progetto di conversione a carbone della centrale termoelettrica Polesine Camerini di Porto Tolle, sita al centro del Parco del Delta del Po, o ai casi dell'inquinamento della zincheria di Tezze sul Brenta o di San Pietro di Rosà.
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